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LE PMI IN LOMBARDIA
Pubblicato il 27/02/20

Le piccole medie imprese lombarde studiate in Commissione Attività Produttive

Piccole medie imprese

Innovative, “internazionali”, ma con qualche passo in avanti ancora da fare in materia di sostenibilità ambientale. E’ la fotografia “scattata” per il Consiglio regionale da Polis Lombardia, l’istituto per il supporto alle politiche regionali, nell’ambito del programma triennale di supporto agli organi consiliari. Il rapporto “Il Consiglio in ascolto: le esigenze delle imprese”, presentato nel corso di una seduta della Commissione Attività Produttive, Istruzione, Formazione e Occupazione, presieduta dal Consigliere Gianmarco Senna (Lega), si basa sull’analisi dei questionari sottoposti a un campione statisticamente rappresentativo di 1.387 piccole e medie imprese lombarde, dal quale emergono importanti conferme sulla vitalità del sistema delle PMI lombarde nel panorama nazionale e internazionale, accanto ad alcune criticità e ad elementi di novità di particolare interesse. Si confermano la complessiva spiccata vocazione internazionale ed all’innovazione delle imprese della regione, anche se con differenze significative tra settori, classi dimensionali ed aree geografiche. Emerge una modesta sensibilità sia alle sfide poste dall’Industria 4.0, sia a quelle relative alla transizione a modelli produttivi più sostenibili, mentre la conoscenza delle opportunità dell’economia circolare, appare ancora limitata.

Ottimismo verso il futuro – Le PMI lombarde guardano con ottimismo alle prospettive della propria attività, nonostante le poco confortanti stime di crescita dell’economia da parte di diverse fonti per il 2020. Infatti, ben il 38% degli intervistati ritiene prudentemente che il fatturato nei prossimi cinque anni resterà invariato; il 40% più ottimista vede una crescita; mentre solamente il 16% prevede una diminuzione dello stesso. Il dato può essere considerato coerente con i dati di crescita della produzione del 2018 (Banca d’Italia, 2019), secondo cui il manifatturiero lombardo ha segnato un +3%, pur registrando una decelerazione della produzione rispetto al 2017 (+3,7%). A livello di fatturato, nel 2018 le imprese lombarde del manifatturiero hanno segnato un +0,9% ed anche se il dato è inferiore a quello relativo al 2017 (+2,2%), il sentimento di ottimismo permane. Infatti, dopo il crollo produttivo del 2009, un tentativo di risalita negli anni seguenti e un nuovo picco in negativo nel 2012, dal 2013 la produzione è cresciuta di anno in anno. Questo dato giustifica la percezione di ottimismo registrata, se pur è da segnalare che a livello settoriale, calzaturiero e abbigliamento soffrono ancora molto e nel 2018 hanno registrato cali produttivi. Va inoltre ricordato che la Lombardia risulta essere la principale realizzatrice del valore aggiunto nazionale e fra le poche regioni italiane a segnare un aumento globale del fatturato (Istat, 2019). Analizzando il dato per macro-settori, le aziende che si occupano di fornire servizi alle imprese sono le più ottimiste sia per le previsioni di fatturato che per le nuove assunzioni, quelle che operano nelle costruzioni le più prudenti per entrambe le variabili, mentre le più pessimiste risultano essere le imprese del commercio e dell’ospitalità. Nel dettaglio, “gli ottimisti” delle previsioni sul fatturato sono distribuiti nell’area metropolitana di Milano (43%), se pur anche nelle aree montana e pedemontana sia riscontrabile un 38 e 39%. I “prudenti” delle previsioni sul fatturato sono localizzati prevalentemente in pianura mentre i più pessimisti in assoluto sono localizzabili nell’area pedemontana.

Vocazione internazionale – Il mondo produttivo della Lombardia guarda oltre i suoi confini. Dallo studio di Polis, risulta che ben il 43% delle PMI lombarde ha rapporti con l’estero. Il 31% esporta, un dato decisamente superiore alla media europea. Il 12% dichiara di acquistare prodotti e servizi dall’estero. Può sorprendere il fatto che la quota più elevata di esportatori si trovi non tra le imprese maggiori del campione, ma nella classe dimensionale intermedia (10-49 addetti), dove raggiunge ben il 41%. Le imprese esportatrici nella classe con addetti compresi tra i 50 e i 250 sono il 34%, un valore comunque molto consistente. La distribuzione geografica delle imprese esportatrici non rivela differenze marcate tra aree, con un comprensibile lieve maggior numero di imprese esportatrici nell’area pedemontana, dove si concentrano alcuni settori di specializzazione che caratterizzano l’export lombardo. Dunque, l’apertura internazionale delle PMI lombarde si conferma e rivela alcuni tratti interessanti, tra i quali una diffusione estesa per classi dimensionali e nelle diverse aree del territorio. Assai più variegata è la distribuzione delle imprese esportatrici per macro-settori produttivi: come è lecito attendersi l’apertura internazionale caratterizza tipicamente il manifatturiero, dove oltre la metà delle imprese esporta.

Campioni di innovazione – Le PMI lombarde segnano un risultato importante in fatto di innovazione, con un 60% impegnato in questa attività, dato superiore sia alla media nazionale (53,1%), che europea (49,5%). Dividendo il dato per classi di addetti, le micro-imprese (3-9 addetti) risultano le meno innovative, con oltre il 44% che non pratica alcun tipo di innovazione. Le imprese con 10-49 addetti invece superano le grandi con il 69% degli intervistati che dichiara di innovare, contro il 67% delle imprese con 50-250 addetti. L’area metropolitana di Milano risulta la più innovativa (il 63% delle imprese dichiara di fare innovazione). Se analizzassimo l’area di Milano al pari di uno stato europeo, risulterebbe la quarta area più innovatrice d’Europa dopo Portogallo, Belgio e Finlandia. Bene anche l’area pedemontana con il 59% di imprese innovatrici. Al contrario, è l’area montana a risultare la meno innovatrice (50%) con un dato sotto la media nazionale.

Da migliorare la sostenibilità ambientale – La ricerca rivela che quasi la metà delle imprese (44%) non ha adottato una strategia per ridurre l’impatto ambientale.  Le fasce dimensionali tra i 50 e i 250 addetti e tra i 10 e i 49 presentano il maggior numero di imprese dotate di una policy ambientale (rispettivamente il 49% e il 47%), mentre non si osservano particolari differenze a livello geografico. Per quanto concerne la scomposizione settoriale, il manifatturiero registra la maggior propensione agli investimenti, dato in linea con l’andamento nazionale ed europeo. Geograficamente, l’area pianura presenta il maggior numero di imprese che hanno previsto investimenti green nel prossimo triennio. In merito all’economia circolare, il 27% sostiene di conoscere bene il tema perché si è proattivamente informato (i “consapevoli”), il 32% ammette di non averne mai nemmeno sentito parlare. Il 17% di intervistati dichiara invece di essere venuto a conoscenza del tema, ma di non aver ancora avuto modo di informarsi a sufficienza, mentre il 10% lo conosce, ma non è interessato.

Il rapporto con la Regione -  Nel complesso, la valutazione dell’operato di Regione Lombardia da parte delle sue imprese pare piuttosto buono: una impresa su tre (32%) valuta abbastanza positivamente le politiche a sostegno delle imprese promosse dalla Regione negli ultimi cinque anni. Le imprese che esprimono una valutazione molto negativa o abbastanza negativa si attestano rispettivamente al 6% e al 15% del campione.

Fonte: Regione Lombardia